Il mondo del vino registra le difficoltà del settore e rimodella l’offerta. Come? La direzione, bisbigliata negli ultimi due anni, è ormai esplicita: attorno alle cantine va costruito un sistema più ampio, fatto di accoglienza, servizi, relazioni con il territorio.
Su questa traccia si colloca Vinitaly Tourism 2026, in programma a Veronafiere dal 12 al 15 aprile, con un impianto ben visibile all’interno del salone scaligero.
La scelta di dedicare all’enoturismo un’area centrale, nella galleria tra i padiglioni 2 e 3, e un secondo polo al Palaexpo, indica una idea chiara: il turismo del vino viene assunto come leva strutturale di sviluppo e non solo come attività collaterale delle cantine. A dirla tutta, è la stessa Veronafiere, che parla di asset competitivo e di progettualità orientata al business.
Il format si articola su due livelli. Da una parte, uno spazio operativo pensato per mettere in relazione domanda e offerta, con un programma di incoming che coinvolge buyer e operatori da mercati consolidati e emergenti, dagli Stati Uniti al Sud-est asiatico. Dall’altra, un calendario di incontri che attraversa i nodi concreti del settore: fiscalità, gestione dell’ospitalità, digitalizzazione, nuove professionalità, con l’obiettivo di organizzare il tutto.
I numeri, anticipati dal report Wine Suite 2026, aiutano a comprendere il contesto. Il valore medio di una prenotazione enoturistica ha raggiunto quasi i 40 euro a persona, mentre le cantine più strutturate registrano una crescita significativa sia dei visitatori sia delle vendite dirette. È un dato che segnala una maggiore capacità di trasformare la visita in relazione economica stabile, quindi in margine.
Dentro questo scenario, Vinitaly Tourism offrirà un business point dedicato agli operatori, aree espositive per i servizi e una “Sala tourism” per incontri e degustazioni. Centrale la ricerca su figure sempre più specializzate come tour operator, travel designer e hospitality manager.
Il programma annunciato riflette questa impostazione. Si apre con temi amministrativi e fiscali, prosegue con focus su segmenti specifici come l’accessibilità alimentare o i wine club, e si concentra poi su lavoro e competenze, fino al nodo della digitalizzazione. Al Palaexpo, invece, il taglio si sposta su analisi e possibili scenari: il ruolo della prossimità, il posizionamento nei mercati internazionali, l’impatto sull’economia delle imprese vinicole.
In breve: l’enoturismo non verrà più trattato come un’opportunità, ma come un settore in netta espansione che richiede nuovi strumenti, organizzazione e visione condivisa.
