Ante 2022, l’Etna e il versante est: novemila ceppi per un bianco che non chiede etichette

 

In questo momento storico moltissimi sentono il bisogno di riferimenti, di un canone, un codice rivelatore, un disciplinare da onorare (o da tradire), un’umanità da condividere. Il collaterale di questa esigenza è un’infinità di espressioni che si accavallano riempiendo ogni ambito culturale di aggettivi stucchevoli o imperiosi, a volte entrambi, a rassicurare nicchie di stolti che arrivano saltuariamente a costruire piccole lobby: la musica è morta diventando “contemporanea”, l’architettura “moderna” e il vino “naturale”, “biodinamico”, “macerato”, “ossidato”.

I giganti non hanno mai sentito il bisogno di estensioni; al massimo di garanzie, presidi, già avendo in cuore il desiderio che qualcuno, onorandoli, ne trasfigurasse la sostanza. Non c’è Brahms senza Schumann, non c’è Leroy senza Romanée-Conti e via dicendo, ma soprattutto e viceversa.

Questo vino illumina l’idea di Etna Bianco: sublime e contadino. Non a caso la scelta di un nome che rievoca la classicità in ogni suo aspetto: “Ante“, ossia “Prima”, in latino. Ovvero, Etna letto allo specchio.

Nessun bollino, coccarda, blasone. Novemila ceppi per ettaro a settecento metri d’altezza, versante est: c’è chi l’ha superato per eccentricità, chi per grassezza, mineralità, masticabilità, eppure fluisce in una coerenza che stupisce e che porta dalle ovvietà allo scavo, sempre più profondo: un carattere serafico, armonico, a tratti un po’ ruvido, artigiano. In mezzo a tanti ludopatici del vino, un’identità che, seppure ancora vibrante e viva, può essere testimonianza di chi enunci a gran voce: questa è la storia.

Sorvolo dal descriverne i sentori, dal didascalizzare una personalità così integra. Il rispetto sta in quella che i greci chiamavano “anagnórisis“, ovvero l’agnizione, il riconoscimento, e poi il silenzio.
Un saluto per Mario Paoluzi e Salvo Foti, e un grazie a I Custodi delle Vigne dell’Etna.

Euoè
Enrico Morsillo

Note Tecniche Doc Etna Bianco Ante, 2022
Vitigno: carricante
Vigna: Contrada Taverna, Mascali, versante est dell’Etna
Sistema di allevamento: alberello, 8.500-9.000 piante per ettaro
Età dei vigneti: circa 10 anni
Altitudine: 750 metri sul livello del mare
Suolo: sabbioso, di matrice vulcanica, ricco di minerali, a reazione subacida
Vinificazione e affinamento: le uve sono raccolte manualmente nella seconda metà di settembre, con accurata selezione, e adagiate in cassette basse per preservarne l’integrità fino all’arrivo in cantina. I grappoli vengono pressati interi, con spremitura soffice. La fermentazione avviene in acciaio a 20 °C. Il vino matura per 18 mesi nelle stesse vasche di acciaio e affina per almeno 12 mesi in bottiglia.
Bottiglie prodotte: circa 10.000

I Custodi delle Vigne dell’Etna
C.da Moganazzi, Castiglione di Sicilia (Ct)
Tel. +39 094 2388033
https://www.icustodi.it


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