Pinuccio La Rosa, l’uomo che ha immaginato una Sicilia più bella

 

Il 26 gennaio scorso la Sicilia dell’accoglienza e della ristorazione ha perso uno dei suoi interpreti più brillanti e vitali. Pinuccio La Rosa, ragusano, patron insieme alla famiglia della Locanda Don Serafino e delle altre attività a essa collegate, da poco più di un anno era stato colpito da un malore che lo aveva costretto a curarsi lontano dal lavoro e dai luoghi che aveva contribuito a rendere emblematici. Lunedì è arrivata la notizia della sua scomparsa.

Laureato in Economia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, La Rosa univa al rigore dell’imprenditore una rara capacità di relazione. Curioso, sostenuto da una sana ostinazione e da una spiccata sensibilità per l’estetica e il bello, non ha mai confinato le sue idee entro i limiti del proprio progetto imprenditoriale. Al contrario, le ha sempre tradotte in visioni più ampie, condivise con colleghi e professionisti del settore, nella convinzione che il lavoro comune produca risultati più solidi e duraturi rispetto all’azione individuale.

Emblematica, in questo senso, l’esperienza de La Sicilia di Ulisse, associazione di ristoratori e albergatori nata nel 2002 (allora Le Soste di Ulisse) anche grazie al suo contributo, insieme a Enrico Briguglio e ad altri protagonisti della migliore ristorazione siciliana. Al vino, poi, riservava grande attenzione, frutto di una rara sensibilità, riconoscendone il valore culturale oltre che gastronomico.

Se il vuoto lasciato dalla sua scomparsa appare oggi profondo, resta tuttavia un’eredità concreta e preziosa: studio, preparazione, conoscenza, capacità di rompere gli schemi e di ridefinire le regole. E, soprattutto, la consapevolezza del valore della Sicilia, della forza della condivisione e del lavoro orientato a obiettivi comuni.

Alla famiglia e al fratello Antonio le più sentite condoglianze da parte di Francesco Pensovecchio, della redazione di Wine in Sicily e del cda di Assovini Sicilia. 

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