Nel Sud-Est siciliano, quello che oggi molti definiscono Food Valley, le stratificazioni storiche cominciano molto prima delle riprese televisive del commissario Montalbano. Le prime forme di gestione agricola organizzata risalgono all’arrivo dei Greci, che in quest’area fondarono alcuni dei centri più influenti della Sicilia antica.
Siracusa, nata come colonia corinzia, divenne rapidamente una potenza del Mediterraneo: qui si svilupparono sistemi idrici complessi, una pianificazione urbana capace di integrare funzioni civili, religiose e produttive, e un’agricoltura che combinava saperi tecnici e sfruttamento razionale del territorio. Teatri, latomie, santuari e necropoli tracciarono una geografia che ancora oggi orienta lo sguardo del visitatore.
L’alternarsi delle dominazioni – tra cui greci, romani, bizantini e spagnoli – lasciò infrastrutture, colture, terminologie e consuetudini culinarie che si sedimentarono nel tessuto sociale e produttivo. La cucina di quest’area è figlia di quella lunga sequenza: ingredienti introdotti dagli arabi, tecniche di cottura ebraiche, ricette modellate nelle cucine aristocratiche dei Monsù, tutto riletto in un contesto agricolo che ha continuato a reggere l’economia locale.
Molto più tardi, la scrittura di Andrea Camilleri e la regia di Alberto Sironi inserirono questi paesaggi nell’immaginario televisivo. Scicli divenne la sede della questura, Punta Secca la casa sul mare, le scenografie urbane di Modica e Ragusa entrarono in milioni di salotti. Le immagini fissarono luoghi precisi, trasformandoli in tappe riconoscibili.
Proprio Ragusa, con Ibla e il suo dedalo di strade, rappresenta uno dei punti più leggibili del barocco ibleo. La ricostruzione successiva al terremoto del 1693 definì un linguaggio architettonico immediatamente riconoscibile: facciate scandite da balconi in pietra intagliata, prospetti arricchiti da mascheroni, una teatralità urbana che si dispiega in piazze ellittiche, scalinate e quinte scenografiche. Lo stesso codice espressivo attraversa il siracusano, basta citare Palazzolo Acreide e Noto, formando un territorio coerente per densità e varietà.
Parallelamente, caratteristica distintiva del paesaggio rurale ragusano, realizzati con pietre incastrate senza malta, sono i muretti a secco: rappresentano un’arte che risale all’antica lavorazione della pietra. Questi muri, diffusi per centinaia di chilometri nelle campagne del ragusano e del modicano, delimitano proprietà, proteggono i campi e sono un patrimonio culturale immateriale riconosciuto dall’Unesco.
Accanto a questi patrimoni artistici, archeologici e rurali, resiste un repertorio gastronomico radicato: i formaggi Ragusani dell’altopiano, le Scacce, i ravioli fatti in casa, i cavati al sugo di maiale, gli Mpanatigghi, il cioccolato modicano lavorato a freddo e senza concaggio. Piatti legati alla terra, ai cicli agricoli e a una memoria tramandata senza clamori.
Gli itinerari più frequentati – di seguito una lista – includono Noto, Siracusa, Pantalica, Modica, Ragusa, Vittoria, Scicli, il Castello di Donnafugata, Marzamemi, Palazzolo Acreide e la Riserva di Vendicari con le sue numerose spiagge: un insieme compatto, dove l’eredità greca e il barocco delle città ricostruite convivono con la natura e con le campagne modellate da secoli di lavoro.
Sul fronte vinicolo, il Cerasuolo di Vittoria è il biglietto da visita del ragusano: un rosso agile e moderno, nato dal matrimonio tra il nero d’Avola e il frappato, che qui trova la sua espressione più fine. Proprio il Frappato, in purezza, è il vino-rivelazione: profumato, leggero, irresistibilmente beverino, ormai amatissimo anche fuori Sicilia. Nel siracusano, invece, la scena è dominata dal fascino antico del Moscato di Siracusa e del Moscato di Noto, vini aromatici storici che oscillano con naturalezza tra secco e passito. E poi c’è il Nero d’Avola di Noto e Pachino, espressione di un mosaico di diverse contrade, dove ogni parcella imprime una sfumatura diversa: più mare, più sale, più profondità.
Cantine del sud-est siciliano:
Città e attrazioni da non perdere
Dove dormire
Dove mangiare
(nella foto Ragusa Ibla, foto Wikimedia Commons / Andrea Schaffer)