L’ottava edizione dell’Osservatorio sulle aziende imbottigliatrici del settore vitivinicolo siciliano, curato dal professor Sebastiano Torcivia del Dipartimento SEAS dell’Università degli Studi di Palermo e presentato il 21 luglio scorso presso lo stesso Ateneo, sceglie un punto di osservazione di particolare interesse: il vino imbottigliato.
Una scelta metodologica che restringe il campo dell’indagine, ma che consente di analizzare il segmento della filiera nel quale si concentrano i principali indicatori economici, marchi, distribuzione e presenza sui mercati. È qui che il vino assume un’identità economico/finanziaria, andando oltre la dimensione di semplice prodotto agricolo.
Sfuso vs. bottiglia. La creazione del valore…
Secondo lo studio, il vino imbottigliato rappresenta oggi il 57% della produzione potenzialmente destinata all’imbottigliamento. Il dato, letto isolatamente, ha un valore statistico e potrebbe persino sorprendere. Se inserito nella storia della vitivinicoltura siciliana, infatti, mette in luce il cambiamento di un modello economico. Nel secondo dopoguerra il vino era un bene di largo consumo. La Sicilia produceva grandi volumi destinati sia al mercato locale sia ai commerci con il Nord del Paese, dove il vino sfuso veniva impiegato in maniera diversificata. In quel contesto il peso economico si concentrava soprattutto nella produzione. L’origine del vino, il marchio e il confezionamento avevano un’importanza molto diversa rispetto a oggi e, per fortuna, lo scenario è progressivamente cambiato. Il vino continua a essere un prodotto agricolo, ma è anche un bene riconoscibile per origine, marchio e posizionamento commerciale.
Il punto d’interesse: l’imbottigliamento rappresenta uno dei passaggi decisivi di questa evoluzione; è l’ultima fase della filiera produttiva, ma anche quella nella quale si concentra una parte rilevante della ricchezza generata, insieme alla capacità di costruire un’identità aziendale e di presidiare i mercati.
…e come trattenerlo
L’Osservatorio misura i volumi del vino imbottigliato. Da questi dati è possibile ricavare una riflessione sulla capacità del sistema vitivinicolo siciliano di trattenere una quota crescente della ricchezza prodotta lungo la filiera. L’imbottigliamento concentra attività che vanno ben oltre la produzione: investimenti, organizzazione commerciale, promozione e relazioni con i canali di vendita. È in questa fase che si costruisce, semplificando, una parte importante della competitività delle imprese. Letto in questa prospettiva, il 57% evidenzia anche che una parte consistente della produzione continua a seguire percorsi commerciali diversi dall’imbottigliamento.
Le domande che affronta l’Osservatorio
Se è vero che la componente economica tende a concentrarsi nel vino imbottigliato, la domanda che ci si potrebbe porre è quali aziende guidino oggi il comparto, quanto sia concentrato il mercato e dove si trovino le imprese che imbottigliano in Sicilia.
Chi imbottiglia la Sicilia?
Nel 2024 – questo l’arco temporale analizzato dallo studio – le aziende regionali censite dall’Osservatorio hanno imbottigliato poco più di 174,5 milioni di pezzi. La distribuzione dei volumi è però molto diseguale. Ventotto aziende, pari al 2,98% delle 937 imprese considerate, concentrano oltre 126 milioni di bottiglie: il 72,29% del totale. Il dato offre una risposta chiara alla domanda su chi imbottigli oggi la Sicilia. Una parte dominante dell’imbottigliato passa da un numero ristretto di operatori. La concentrazione, tuttavia, non rappresenta di per sé una distorsione. Imbottigliare grandi quantità richiede impianti, capitali, personale, disponibilità di prodotto e una rete commerciale capace di assorbire i volumi. Servono inoltre continuità nelle forniture e accesso alla distribuzione, condizioni che favoriscono le imprese più organizzate. Il dato descrive dunque la struttura del settore. All’estremo opposto, 818 piccole aziende costituiscono l’87,33% del campione, ma imbottigliano complessivamente poco più di 18,6 milioni di pezzi, pari al 10,68% del totale. Tra i due gruppi si collocano 91 aziende di medie dimensioni, alle quali fa capo il 17,03% dei volumi.
La Sicilia del vino in bottiglia appare così composta da una base molto ampia di produttori di dimensioni contenute e da una testa ristretta che sostiene gran parte della capacità produttiva. Il confronto con la precedente edizione dello studio aggiunge un ulteriore elemento: le grandi imprese restano 28 e aumentano i volumi del 7%; le medie diminuiscono di otto unità e perdono il 9%; le piccole crescono da 745 a 818 e incrementano del 7% la quantità imbottigliata. Il numero degli operatori aumenta dunque soprattutto nella fascia più bassa, mentre il centro del mercato si assottiglia.
Ma il dato più interessante non riguarda tanto il grado di concentrazione, quanto la distanza tra il numero delle imprese e il loro peso produttivo. Una base molto ampia di piccoli operatori convive con un numero limitato di aziende che sostiene la maggior parte dei volumi regionali. Il tema diventa, quindi, comprendere quanto spazio esista per rafforzare quella fascia intermedia che, secondo l’Osservatorio, tende invece a indebolirsi.
Dove si produce la ricchezza: le “due” Sicilie
L’Osservatorio conferma che la vitivinicoltura è presente in tutto il territorio siciliano. Non altrettanto diffusa è la capacità di trasformare il vino in prodotto confezionato, che rimane concentrata in poche aree. Trapani si conferma il principale centro dell’imbottigliamento regionale con quasi 75,1 milioni di bottiglie, pari al 42,98% del totale. Alle sue spalle si collocano Agrigento, con il 24,49%, e Palermo. Le tre province rappresentano il cuore produttivo del vino confezionato siciliano, concentrando la parte più consistente dei volumi destinati al mercato, anche grazie alla presenza di grandi cooperative e aziende strutturate. Lo studio evidenzia però anche un’altra dinamica. La provincia di Catania registra un aumento significativo del numero di aziende, superando per la prima volta Trapani per numerosità. Una crescita attribuita soprattutto all’Etna. Il dato, tuttavia, non modifica gli equilibri nei volumi imbottigliati. La distribuzione territoriale mostra quindi due modelli coesistenti: da una parte le province che concentrano i grandi volumi e la maggiore capacità di imbottigliamento; dall’altra territori nei quali aumenta il numero delle aziende, spesso di dimensioni contenute, grazie alla forza commerciale di specifiche denominazioni che favoriscono una progressiva specializzazione, con ruoli differenti all’interno della filiera regionale.
Cosa suggerisce l’Osservatorio
Presi singolarmente, i dati dell’Osservatorio descrivono aziende, bottiglie e quote di mercato. Letti nel loro insieme restituiscono invece l’immagine di una filiera che negli ultimi anni ha consolidato la propria capacità di trasformare una parte crescente della produzione in vino confezionato, mantenendo però una struttura fortemente concentrata nei volumi e in alcuni territori. Ne emerge una Sicilia nella quale convivono realtà molto diverse. Da un lato poche imprese sostengono gran parte della capacità di imbottigliamento regionale; dall’altro centinaia di aziende di piccole dimensioni contribuiscono alla diffusione della viticoltura sul territorio, spesso legando la propria attività a produzioni di nicchia e a specifiche denominazioni.
L’Osservatorio offre pertanto una chiave di lettura della filiera nel suo complesso. Attraverso dati solo apparentemente numerici, permette di osservare come si distribuiscono produzione, investimenti e capacità industriale, spostando l’attenzione dal prodotto vino al sistema economico che lo sostiene. È proprio in questa prospettiva che assumono significato temi come la dimensione delle imprese, l’organizzazione e il radicamento territoriale, elementi sempre più rilevanti per comprendere la competitività del vino siciliano.
Osservatorio sulle aziende imbottigliatrici del settore vitivinicolo siciliano
VIII edizione, 2024
di Sebastiano Tocivia
ISI Editore Palermo / giugno 2026
ISBN 9788890218361
€ 120,00
All’incontro hanno partecipato alcuni tra i principali protagonisti del vino siciliano. Tra questi: Gabriella Favara (presidente Assovini Sicilia), Prof. Rosario Di Lorenzo (Prof. Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali), Pietro Pollara (vice-presidente Assovini Sicilia, az. Principe di Corleone), Cristina Madaudo (consigliere Assovini Sicilia, az. Camporé), Laurent Bernard de La Gatinais (comitato scientifico).
FP

